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  • Lento procedevo fra lenti, gente e gradi, scale sociali e muri di vetro. Era tutta una montatura: la strada, gli alberi, i palazzi, le aiuole in secca, la polvere sotto le ruote, le macchine ferme.

    Le cose sono come il sonno nel lacrimatoio, secrezione notturna di una mente segreta aperta come un secretaire fine ottocento. Dentro ci sono atti notarili, monete e testamenti. Una vita di carte illegibili. Togliersi il sonno dagli occhi, non è "svegliarsi". La sveglia che suona non è "sentirsi". Il bianco del letto diventa tattile, e l'alba ha qualcosa di polveroso; ed ecco la clessidra, questa pantomima di due sguardi introversi, e il sonno degli occhi e "l'io sono" che scorre, nel tempo. Polvere appunto, o foglie secchi fra gli appunti.

    Lento procedevo, come l'Edipo ipovedente, un Tiresia scomposto, in due parti non uguali: Donna e uomo, e fra loro la serpe, la mela, l'albero, la roccia, la caverna, il disegno, e poi le vacche, i ciottoli levigati, e con un sol salto, il sole in una prospettiva di Gehry, e poi ancora un salto, nuovamente nella polvere. Povere le forme che credono di mutarsi!
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