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  • Un giorno una cacca solitaria
    abbandonata ai bordi di un sentiero,
    complice Luglio e l’olezzo dell’ aria,
    s’ innamorò d'un "atto" di pompiere.

    Era ella aggraziata e formosetta,
    lui era grosso, scuro, prorompente.
    Lei ricordava un piccolo cappello.
    Lui torreggiava: imponente e bello.

    E in una sera tutta profumata,
    con la complicità d’ un gran moscone,
    lui ricevette la dichiarazione
    della piccola cacca innamorata.

    Lui si commosse, essendo triste e solo
    e da nessuno mai considerato.
    Volle subito bene alla cacchina,
    di più che al culo che l’avea creato.

    Ma per sfortuna erano lontani.
    E sol la luna, i sassi e le verzure
    del piccolo viale solitario,
    potevano conoscere i tormenti
    di quei due, timidissimi, escrementi.

    E un bel mattino, erano le otto,
    un secchio d’acqua, lesto, da un balcone,
    l’effetto provocò sul grande amore,
    come il famoso libro galeotto,
    che a Paolo ed a Francesca prese il core.

    Benedicendo insieme la secchiata
    in fine, al cor si strinsero gli amanti.
    Piccoli oggetti, dell’ amore indegni,
    scambiarono tra loro, come pegni.

    E scivolando nell’ acqua delle alici,
    seguiti dai “moschilli” planarono, felici.
    Così finì che cacca di stiratrice
    a nozze convolò con stronzo di pompiere
    e dopo in viaggio stettero abbracciati
    tra due cocci di “cantaro” spaccati.



    Libera traduzione da: L'inferno della poesia napoletana a cura di A. Manna
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