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  • Francesca

    Come fare a parlare di Francesca e di “Chicco” pensando a loro come “Spiriti” o “Anime”?
    Gli spiriti, nel mio immaginario, dovrebbero esseri grevi, seri, ieratici ...
    e come si fa?
    Appena la mente si sposta tra i “file” diroccati dei miei ricordi, in una “stanza” virtuale, circondata da giovani, tutti, indistintamente, innamorati di lei, inizia la musica delle sue parole, delle sue risate, un timbro squillante ma vellutato ... delicatamente canzonatorio.
    Gli occhi vividi e curiosi, quando si degnava di essere lei ad ascoltare, ti osservavano profondi, intelligenti. Il suo sguardo era talmente profondo, felice, che ti faceva venir voglia, immediatamente, di smetterla di parlare di cose serie.

    Era bellissima!
    Per quanto si ostinasse a vestire con gli abiti del ventesimo secolo, sott’occhio, nella penombra del “pare non pare”, la vedevo sempre in abiti dei secoli passati, colorati, spettacolari ... personaggio obbligatorio nelle più belle scene di caccia fiamminghe o nei prati Parigini degli impressionisti più famosi.
    Non si poteva fare un discorso troppo serio con Francesca, perché le ridevano gli occhi e sembrava sempre sul punto di dirti:
    -- Sì, si ... bravo, d’accordo ... ma adesso dammi la mano e usciamo all’aperto nel sole, perché la vita è bella! –
    Poi ... il viaggio, giusto perfetto, i paesi orientali sono lontani, e quando ci vai se non da ragazza?
    E dopo il viaggio di un’estate qualunque, qualcosa s’insinua, a tradimento nel suo corpo perfetto e sano.
    Una febbricola, un piccolo capogiro ... ma il dottore, prima ammiratore e poi professionista, è incredulo, come tutti ...
    - E che vuoi tenere Francesca? Tu sei il ritratto della salute ... –
    - Non ci pensare, non ci pensate ... passerà! –
    - E’ sciocchezza ... è esaurimento ... sono mali di gioventù ... –
    Intanto il piccolo verme scavava il suo nido ... violentava le cellule e le faceva sue.
    Poi, si mostrò e diede il suo morso fatale dopo pochi mesi.
    A Dicembre, mentre nessuno ci credeva, Francesca ci lascia e se ne va ... a soli ventisei anni.
    Nessuno sa perché nostro figlio, nato due giorni dopo, si chiama anche Francesco.
    Ma noi, sì!


    Chicco

    E Chicco?
    Buono, generoso, altruista, paziente, tanto, sempre.
    Tutti aggettivi veri ... perché Chicco è un ragazzo!
    Non è un uomo scaltrito, non è un politico rampante, non è un vecchio avido.
    Chicco è un fiore prepotente ... combatte contro i suoi genitori, perché non sono probabilmente i migliori.
    Certo l’hanno sempre amato, ma il loro comportamento è bislacco, vogliamo anche dire, pietosamente, infantile?
    Ma Chicco mortifica e schiaccia i miei pareri personali, col suo amore e con la sua pazienza ... io giudico, lui don; io blatero, lui agisce e costruisce ... costruisce una vita sana, dal caos e dalle macerie di una delle tante famiglie, crollate, del nostro tempo.
    Chicco ... guardato sempre con un occhio speciale, da quando, una decina di anni prima, un altro fiore si spezza, Stefano, diciassette anni, terrorizzato dal terremoto.
    Erano amici per la pelle i ragazzi ... tutti si stringono intorno a Chicco, persino i genitori di Stefano: in lui vedono lo stesso amore che loro provavano.
    Ma Chicco non è un “coccolone”: è un ragazzo serio, come tanti, motivato, vuole crescere e farsi la sua strada.
    Studia, lavora, progredisce ... diventa sempre più bello e più forte ...
    La sua presenza nel mondo diventa scontata, amato da tutti, amiche ... amici e anche dalla sua ragazza, ormai Chicco è quasi un uomo!
    Poi la notte e la tangenziale, forse la stanchezza ... la sfortuna, il fato ... compiono quel destino che nessuno avrebbe voluto mai vedere.
    I giornali gridano un dolore che nessuno avrebbe mai voluto sentire.
    Tra la folla, quel triste giorno piovoso e silenzioso, da qualche parte, insieme agli altri ma distanti nel tempo ... i genitori di Stefano partecipano, traditi dalla vita per la seconda volta.
    Dopo dieci anni, Chicco, raggiunge il suo amico, in cielo.

    A. L.
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