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  • I fenicotteri rosa a Cagliari sono rossi. E per i cagliaritani non sono neanche soltanto pennuti, sono un popolo. “Sa gent'arrubia” vuol dire questo, vuol dire il popolo rosso.
    Il popolo rosso, come un sacco di altri, non molto tempo fa faceva la spola dall'Africa verso l'Europa, alla ricerca di cibo e di un posto migliore in cui far nascere i propri figli.
    Poi, nel 1993, la sorpresa: il popolo nomade decide di piantare le tende qua, nei due stagni accanto alla città, e di non spostarsi più.
    L'accoglienza dei cagliaritani è tutto sommato buona, quegli uccelli dal collo lungo ed elegante regalano spettacoli gratuiti, con coreografie da far impallidire le frecce tricolori. Ma come tutti gli immigrati anche i fenicotteri devono fare i conti coi settori più conservatori e coi poteri forti della città.
    Mentre qualcuno organizza vere e proprie spedizioni all'interno della colonia, per permettere ai cani di mangiare le uova dei figli del popolo rosso, dai banchi del consiglio comunale qualcun altro ne fa una questione politica. “Sono improduttivi” dice un consigliere della maggioranza di allora “ se non ci fossero loro potremmo bonificare lo stagno e costruirci su un mega condominio, magari con un nuovo multisala”.

    Il popolo rosso non lo sa, ma la città di Cagliari, a parte il clima buono e due enormi stagni, vanta anche una lunghissima tradizione di destra. E delle tre Emme che ne hanno guidato il governo dal dopoguerra sino al nuovo millennio, la lobby del Mattone sembra essere addirittura più forte di quelle dei Medici e della Massoneria.
    Nonostante le difficoltà, però, i fenicotteri restano a Cagliari, tra lo stupore e la meraviglia dei naturalisti che uno spettacolo così non se l'aspettavano proprio. Nessuno, invece, si stupisce che rimangano anche le tre Emme, ferme e salde al loro posto.

    Nel 2011 a Cagliari ci sono le elezioni comunali e i fenicotteri sono qua da diciotto anni. Sono immigrati, ma di fatto votano.
    Due giorni prima del ballottaggio sui muri della città compare un manifesto nuovo, che non c'era al primo turno.
    “Cagliari spicca il volo”, è lo slogan, mentre la foto ritrae sa genti arrubia che trascina il nome del candidato di sinistra.
    Quello giovane che ha vinto le primarie contro il candidato del PD, e ora sfida l'ingegnere sessantenne ex DC.
    Quello che stravince, spazzando via le tre Emme per la prima volta nella storia.

    Un anno dopo la città non è un paradiso, è una città del sud con la disoccupazione alle stelle e alcuni problemi incancreniti da decenni. Ma da una settimana le coppie di fatto possono accedere ai servizi sociali e alle graduatorie per la casa a prescindere dal sesso e dal tipo di convivenza. E tre giorni fa sul lungomare c'è stato il primo Gay Pride dell'isola, col patrocinio del Comune.
    C'era anche il popolo rosso, in mezzo a gente di ogni colore.
    Non sarà un paradiso, ma rimanere qua è stata una buona scelta.
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