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Bauxite by Andrea Cattaneo
 

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  • Il lampadario oscillò da destra a sinistra, la luce disegnò ombre inquietanti in tutta la stanza. Una crepa tagliò zigzagando il muro e si fermò contro un pilastro. I vetri vibrarono come scossi da un vento fortissimo. Il boato era così intenso che i libri caddero a terra senza fare alcun rumore.
    Luca riuscì solo a pensare che questo genere di cose capitavano sempre, irrimediabilmente di notte.
    Elsa non si scompose, mise la testa fuori dal tavolo, si guardò attorno, si voltò verso Luca e lo fissò dritto negli occhi.
    «Andiamo», disse lei.
    Luca scosse la testa.
    Lei piegò la bocca all’ingiù, lo afferrò per il polso e lo trascinò fuori dal tavolo. Il divano si spostava a balzi diretto al centro della sala. Una cornice di vetro s’inclinò verso destra, poi cadde fracassandosi. Luca sarebbe rimasto dov’era, a pochi centimetri dal tavolo, immobile a guardare il divano camminare verso di lui. Elsa però aveva fretta.
    «Si è accesa», strillò lei. «Dobbiamo raffreddarla».
    Lui aprì la bocca e non riuscì a dire nulla.
    «Esploderà!» specificò lei.
    Questa notizia non tranquillizzò affatto Luca che si sentiva molto vicino a un infarto. La maglietta degli Slipknot si era appiccicata al petto del ragazzo come una seconda pelle, i sudori freddi si alternavano ai brividi. Morire a sedici anni, d’estate, da solo in casa con una bella ragazza, non era proprio la massima ambizione di Luca.
    Elsa trascinò il ragazzo fino alla porta finestra e la aprì.
    All’esterno il fracasso era molto più forte che dentro casa, un disastro simile era un milione di volte più rumoroso degli Slipknot messi a tutto volume. Il giardino dietro casa era irriconoscibile, il bel prato all’inglese, orgoglio del padre di Luca, si era spaccato in zolle sconnesse. Dal sottosuolo gorgogliava in superficie della sabbia liquida che, a contatto con l’aria, fumava. Luca vedendola concluse che era meglio non toccarla. L’impressione era di trovarsi proprio sopra la porta dell’inferno. Il vento faceva sbattere le imposte al piano superiore e in cielo le nuvole vorticavano proprio sopra i due ragazzi.
    In quell’istante preciso Luca capì che sarebbero morti entrambi.
    «Eccola!» urlò Elsa indicando una fossa a cinque metri da loro.
    Lei fece qualche passo diretta alla buca, si accorse che Luca non si era mosso e tornò indietro a prenderlo. I due ragazzi raggiunsero la fossa, si inginocchiarono e guardarono in giù, a un metro di profondità c’era una sfera di metallo grossa come un pallone da basket.
    «Che cazzo è ?» strillò Luca.
    «Serve dell’acqua», urlò Elsa.
    «Perché?»
    «Prendi la canna per innaffiare», ordinò lei. «Sta per esplodere».
    Luca si girò ruotando sulle chiappe, arrancò incapace di rimettersi in piedi, raggiunse in un tempo lunghissimo la canna dell’acqua, aprì il rubinetto e colpì Elsa in testa con il getto d’acqua. Lui aggiustò la mira e indirizzò l’acqua verso la fossa contenente la sfera di ferro. Una colonna di vapore salì dalla buca ed Elsa si gettò a terra per non finire ustionata.
    Un muro invisibile colpì in pieno Luca facendolo cadere a terra.
    Il boato scomparve di colpo e il terremoto cessò all’improvviso.
    Anche il vento sembrava sparito del tutto.
    Luca si appoggiò sui gomiti, si sentiva il petto fracassato in mille pezzi.
    Elsa si rimise in piedi e guardò la buca, fissò Luca e gli indicò la pala caduta a terra, sotto la tettoia.
    «Coraggio», disse lei. «Ora ricoprila».
    «Si può sapere cosa cazzò è quella cosa?»
    «Un reattore a materia oscura non barionica», spiegò Elsa togliendosi la terra da dosso. «La chiamiamo “La piccola Bertha”. Va ricoperto».
    «Perché è nel mio cortile? E tu chi cazzo sei?»
    Elsa raccolse la pala e gliela portò.
    «E i tuoi genitori dove sono finiti?» domandò lei. «Come mai un sedicenne è tutto solo a casa? E tutte queste villette, non è strano che con tutto questo casino non ci sia una luce accesa?»
    Luca si guardò attorno. La luna, enorme nel cielo, illuminava un deserto di villette, tutte con le imposte sbarrate e le luci spente. Possibile che nessuno avesse sentito nulla?
    Luca prese la pala che gli porgeva Elsa e si mise a scavare, meglio seppellire quell’affare, qualunque cosa fosse. La forza gli mancava, gli tremavano le gambe e il cuore gli esplodeva nel petto, ma il ragazzo si sforzò di lavorare il più in fretta possibile.
    Elsa raccolse la sdraio che era finita contro il muro, la aprì e ci si sedette sopra. Lo osservò annoiata, sbadigliando di tanto in tanto. Luca non ricordava nulla di Elsa, non ricordava nemmeno dove e come l’avesse conosciuta, eppure non gli era del tutto estranea. Lei era più grande di lui di qualche anno, forse era una studentessa dell’ultimo anno, forse frequentavano lo stesso istituto.
    E perché una studentessa dell’ultimo anno delle superiori dovrebbe sapere cos’è un reattore a materia nera?
    Esisteva veramente un cosa del genere o lei l’aveva solo preso per il culo?
    L’unica cosa certa era che quella sfera stava spaccando la casa ed era molto pericolosa.
    Quando Luca ebbe finito lei lo raggiunse.
    «Bravo», disse lei. «Domani andiamo in piscina?»
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