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  •  Finalmente ho trovato l’autopompa nel deserto.
     Credo che in Arizona non sappiano nemmeno come si scriva inverno. Fa sempre un caldo fottuto. Il benzinaio dimostra una settantina d’anni e si esprime con suoni gutturali che da queste parti chiamano inglese. Non posso comprenderlo per una serie incatenata di ragioni: primo, il mio inglese si ferma ai colori (non tutti) e a dire la penna è sul tavolo; secondo, l’americano è un lontano ricordo dell’inglese dei lord, da quel che mi hanno detto; terzo, in Arizona oltre a non saper scrivere non sanno nemmeno parlare in maniera corretta; quarto, e ultimo, penso di avere davanti il peggior bifolco che la storia dei benzinai del deserto ricordi. Continua a emettere versi da bisonte mentre io mi ostino a dire full, full, full. Per fortuna arriva sua figlia (il rapporto di parentela tra i due lo scoprirò poi), una bella figliola che parla un inglese comprensibile a un londinese ma ovviamente non a me. Però è disponibile e così riesco a farle capire a gesti di infilare quella pistola enorme nel buco del serbatoio e di sparare dentro del diesel. Del resto sono loro i benzinai nel deserto, e per questo mi fido.
     La ragazza mi dice a gesti di accomodarmi all’interno dell’abitazione che ci sta davanti, la quale a prima vista sembra un mini-market o una tavola calda, e che là dentro l'ambiente è curato, ordinato e pulito e profumato. Che è tutto merito suo e mi dice, sempre a gesti, se voglio un dolcetto, lo ha fatto quella mattina con le sue mani, è buonissimo. Sì. Me lo porge su un tovagliolo e mi dice di sedermi sul divano. Mi siedo. Allora mi chiede se desidero del tè freddo che ha preparato lei con le sue mani. Non aspettavo altro. Lo voglio nero o verde? Nero o verde? Ma dove cazzo sono finito, nel deserto dell’Arizona o in una comune biologica di San Francisco? Verde. Meraviglioso, anche lei preferisce il verde perché è più ricco di antiossidanti. Così bevo finalmente il mio tè e mangio il mio dolce seduto sul divano pulito e profumato della figlia di un benzinaio nel deserto dell’Arizona. Nel frattempo il padre ha rimesso la pompa al suo posto. C’è un bagno? Ma certamente, puoi anche farti una doccia con soli cinque dollari. Devo pisciare, le dico in italiano. Da dove vieni mi domanda mentre mi indica la strada. Dall’Italia, uh ma è meraviglioso pizza è buonissimo. Sì certo, vado a pisciare però. Scarico la vescica e mi sciacquo il viso, niente doccia. Questo bagno ha delle gran belle maniglie, un lavoro che si può definire di fino. Quando esco la ragazza è dietro la cassa e ora parla, parla, parla e io non capisco una sega. Anche il vecchio parla e mi guarda e sorride e anche lei sorride e io dico au mach? La fine è vicina, lo sento.

     Il biglietto di Sali Taci recita: “Mi sono ucciso per protestare contro il prezzo del pane. O dello zucchero, non ricordo.” Stava appeso a un filo nella stanza di un condominio. Il condominio stava poco dopo la frontiera col Messico, a Nogales. Naturalmente ho aperto la porta. L’appartamento doveva essere stato sgomberato da poco, a detta delle macchie dei mobili lungo le pareti. Immaginavo il Messico con strade polverose, polli e sombreri, e invece ho trovato solo asfalto e narcotraffico.

     L'ho trovato, finalmente. Quella del suicidio era solo una stupida messa in scena. A Bologna, alla festa dell'Unità, sotto lo stand del circolo San Vitale. La foggia di quelle griglie e di quel fuoco è inconfondibile. Ciao Sali, non preoccuparti, nessuno ti troverà. E stai tranquillo, a Natale non dirò nulla. Sali sorride e ritorna a cucinare carne alla brace.
     Dovrò cancellare il suo nome dalla lista.




    Music by Francisco Bobadilla: Cicatrices
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