Forgot your password?

We just sent you an email, containing instructions for how to reset your password.

Sign in

  • Tornavo a casa dopo una visita al Castello di San Giusto, era quasi l'ora di pranzo ma visto quanto avevo gozzovigliato il giorno precedente non avevo alcuna intenzione di mangiare. Nonostante il cielo coperto e la pioggerellina la lunga passeggiata mi aveva provocato una certa arsura e non avendo nulla da bere a casa mi sono fermato per comperare una bottiglia d'acqua.

    L'orario non era dei più propizi, c'era un sacco di gente e viste anche le piccole dimensioni del supermercato l'ambiente appariva abbastanza affollato. Lo scaffale delle bibite si trovava all'estremità opposta del corridoio delle casse, una volta presa la mia bottiglia mi è bastato fare un singolo passo per prendere il mio posto in fila visto quanto questa era lunga.

    Le due persone dinnanzi a me erano un uomo ed una donna sui sessant'anni, ognuno con il proprio carrello ed entrambi intenti ad osservare i ripiani della birra. Silenziosi e metodici scorrevano le etichette e lì per lì ho sorriso della stranezza di un comportamento tanto simile da parte dei due. Poi l'uomo ha preso una confezione di birra "Eccola qui" e si è mosso verso la donna, ora evidentemente la moglie, depositando le bottiglie nel carrello più avanti.

    C'erano loro, c'era un carrello senza padrone e poi c'ero io con la mia bottiglia d'acqua, intento a cullarla in modo alquanto equivoco. Ci ho pensato qualche secondo e poi ho azzardato una domanda. "Scusate, questo carrello non è vostro?"
    "No no, è di una signora." Ha detto lei "L'ha lasciato qui ed è andata via." Ha puntualizzato lui.

    Ho aspettato ancora qualche tempo, la fila era avanzata di un paio di persone ed ora tra i due simpatici vecchietti ed il carrello abbandonato c'era un metro abbondante di spazio vuoto. La spesa abbandonata sarebbe bastata a riempire la dispensa di una famiglia numerosa: pacchi di pasta, farina, zucchero, uova, olio, vino, birra, pacchi di carne, pane, affettati.

    Un altro cliente aveva pagato e la fantomatica signora ancora non era arrivata a riprendere possesso del carrello, a quel punto sono passato oltre raggiungendo i due vecchierelli della birra. Lui mi ha guardato, ha guardato la mia bottiglia d'acqua e poi è tornato a guardare verso l'alto, mi aspettavo volesse propormi di passare avanti e stavo riscaldando il sorriso di ringraziamento, ma si è voltato senza aprir bocca. Poco male, non avevo fretta ... ma un po' ci sono rimasto male.

    Pochi istanti dopo, preannunciata da un tremito nella forza, è arrivata la proprietaria del carrello: una donna sui cinquanta, accompagnata da una seconda signora della medesima età. Entrambe portavano alcuni sacchetti di frutta e verdura, almeno tre o quattro a testa, quantità perfettamente in linea con la montagna di spesa già nel carrello.

    Al tremito nella forza si è unito un cigolar di violini da film horror mentre la donna guardava il proprio carrello, poi guardava me ed infine si sporgeva oltre a me per osservare i due signori che avevo dinnanzi. Poi, con la tipica faccia tosta posseduta solo dalle donne più vicine alla senilità che alla maturità si è rivolta verso di me e mi ha apostrofato: "Giovanotto ... c'ero prima io."

    Guardo la mia unica, sola, povera, misera bottiglia d'acqua naturale, poi osservo il carrarmato di libagioni in suo possesso e vesto l'espressione ebete di qualcuno incapace di comprendere come la signora possa avere la pretesa di passarmi davanti dopo aver abbandonato il proprio carrello per almeno cinque minuti ... visto e considerato che per pagare io ci avrei impiegato dieci secondi, e lei almeno un'ora e mezza.

    La signora interpreta la mia titubanza come un guanto di sfida e viene colta da sacro furore. "Quando sono arrivata ero dietro ai signori, c'ero prima io." Dichiara indicando i due dinnanzi a me, i quali per evitar di esser presi in causa tengono lo sguardo fisso davanti a loro nemmeno fossero Guardie Inglesi. "E tu non c'eri." Puntualizza (in realtà la sua parte di discussione è stata in dialetto triestino, ma non sono in grado di scriverlo).

    "Guardi, le assicuro che quando mi sono messo in fila lei non c'era. Me ne ricorderei."
    "No. Sono arrivata prima, solo che avevo dimenticato di prendere la frutta."
    "Pensi un po' il caso, a me è successa la stessa cosa."
    Mi guarda in cagnesco, fiuta la trappola ma non resiste alla tentazione: "Cosa?"
    "Mi ero appena messo in fila dietro i signori, prima che lei arrivasse, poi mi sono accorto di aver dimenticato l'acqua." e le ho mostrato la mia bottiglia.

    La mia affermazione l'ha presa così di sprovvista da lasciarla senza parole: ha osservato me e la bottiglia come se stesse cercando di trovare le somiglianze tra un bimbo ed il padre, dandomi il tempo di chiudere il discorso. "Buona giornata signore."

    Stay Tuned
    • Share

    Connected stories:

About

Collections let you gather your favorite stories into shareable groups.

To collect stories, please become a Citizen.

    Copy and paste this embed code into your web page:

    px wide
    px tall
    Send this story to a friend:
    Would you like to send another?

      To retell stories, please .

        Sprouting stories lets you respond with a story of your own — like telling stories ’round a campfire.

        To sprout stories, please .

            Better browser, please.

            To view Cowbird, please use the latest version of Chrome, Safari, Firefox, Opera, or Internet Explorer.