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  • Quella che sto per narrarvi è una storia d’amore, signori miei.
    Proprio così avete capito bene: d’amore.
    Potrà sembrarvi banale forse, ma questo non ha alcuna importanza.
    L’unico rimpianto che ho è quello di non essere stato in grado di impedire che finisse e d’altronde cosa avrei potuto fare? Ditemelo voi, voi cosa avreste fatto al mio posto?
    La prima volta che la vidi fu in un tenue giorno di primavera, ricordo persino la data; e come potrei dimenticarla…
    23 aprile 19..
    Prima d’allora le mie giornate passavano placide immerse nella routine a cui ormai avevo fatto l’abitudine; gente che andava e veniva, a volte più numerosi a volte solitari; a seconda dalle occasioni.
    In alcuni momenti dell’anno c’era addirittura il pienone.
    L’ex moglie del mio vicino era quasi sempre lì.
    Finché un giorno non si è più fatta vedere.
    Le malelingue dicono che se ne sia trovato un altro. Come darle torto del resto? Dopo un po’ stare con lui diventava noioso come con ognuno di noi, tranne forse per i coniugi Doriani: dopo tutto questo tempo ogni sera quando il vecchio arrivava, si presentava sempre con fiori e tenere parole per la sua compagna che rispondeva sempre con lo stessa gioiosa espressione degli occhi.
    Dopo una vita passata assieme erano ancora così legati, incredibile…
    Che c’entra tutto questo con il 23 aprile di quell’anno?
    Avete ragione…
    Dove ero rimasto?
    Ah si, vi stavo raccontando di quando i nostri sguardi si incrociarono la prima volta. Era appena arrivata da non so dove, comparve così all’improvviso proprio davanti a me e le sue pupille nere si inchiodarono alle mie per un tempo interminabile, dentro di me provai, ironia della sorte, quello che in tutta la mia esistenza non avevo mai provato.
    Dopo tutto quel tempo, in quel luogo avevo trovato la mia anima gemella.
    Lei non faceva altro che sorridermi e fissarmi negli occhi con quel suo sguardo sognante e io non potevo fare altro che perdermi in quei lineamenti che ho imparato a conoscere a memoria. Era come se il tempo, come si suol dire, si fosse fermato.
    Tutto quello che avevo attorno era scomparso, vedevo solo lei, e lei me.
    Niente ci avrebbe separato o almeno così pensavamo.
    Una buia mattinata di settembre ci fu del movimento attorno a noi, diverse persone si accalcavano e si stringevano fra loro confabulando sommessamente.
    Non capimmo cosa dicevano, ma qualche ora dopo tre uomini in tuta da lavoro si avvicinarono a noi e cominciarono a trafficare per per un po’ di tempo.
    A loro più tardi si avvicinò un quarto uomo che trainava un carretto.
    Non me lo dimenticherò mai, con quelle sue mani enormi e il viso scavato, con lo sguardo acquoso e un sorriso immutabile stampato in faccia.
    Scaricò dal carro una lastra di marmo e si mise a lavorare con della malta proprio davanti a me dandomi le spalle.
    Infine si alzò, si asciugò il sudore dalla fronte con un fazzoletto rosso straunto e trascinando con se carretto e amici se ne andò senza nemmeno una parola.
    Quello che vidi mi gelò il sangue nelle vene (si fa per dire).
    Tra me e lei in quella che un volta era un piccolo vialetto sorgeva ora un’altra lapide di cui vedevo solo il retro.
    Non vidi mai più il volto di lei, incorniciato e dai toni seppia che mi aveva sorriso per tutti quei mesi senza mai fermarsi senza chiedermi nulla se non il mio sguardo.
    Fra noi, una barriera insormontabile.
    Qualcun altro ora la guarda, spero solo che almeno le sorrida…
    Voi che avreste fatto?

    Sigismondo Buttaferro fu Nabucco
    26-10-19.. 31-12-19..






    Musica: Dolce Far Niente (William Elmore)

    http://www.jamendo.com/it/artist/william_elmore
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