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  • Eh... i barriletes...
    Sapessi la prima volta che ne ho fatto uno a Santo Stefano... i contadini stavano a guardare, non credevano che volasse. Là ci sono le canne, era il posto giusto.
    Vieni che ti faccio vedere come facevo a fare i barriletes.
    Allora, prendevo delle canne, belle asciutte, sceglievo le più dritte.
    Poi le tagliavo a metà per lungo e dopo ancora a metà: da una canna ricavavo quattro sezioni, come si tagliano gli zucchini prima di cucinarli a funghetto.
    I segmenti ottenuti li incrociavo a formare un esagono e li legavo molto bene al centro.
    Poi facevo una tacca in ogni estremità e di lì facevo passare il filo: così, così, così, così, così, così. E sei. Poi, sempre con il filo, costruivo l'armatura più interna.
    Ad ogni intersezione corrispondeva un nodo, il filo era sottile: filo da calzolaio per alcune parti, spago abbastanza sottile e rigido per altre.
    Prendevo la carta velina, in genere di due colori, la incollavo all'armatura con la colla fatta di acqua e farina.
    Facevo una stella, ma più spesso lasciavo piena la parte inferiore.
    Tutto in torno ricavavo frange con la carta velina, che poi svolazzavano nel vento.
    Poi c'era la coda, altro elemento fondamentale.
    Alla coda legavo degli stracci che fregavo a mia madre, dopo averli ridotti a strisce.
    Dovevano essere del peso giusto, dovevano fare da contrappeso e da timone.
    Ero bravo, ero talmente bravo che ne facevo di tondi, molto piccoli: difficile farli volare, bisognava calibrare bene pesi e dimensioni.
    Avevo tanti di quei barriletes sotto il letto... mia madre si arrabbiava sempre quando scopava per terra.
    Poi, nelle giornate ventose, andavamo fuori con i barriletes.
    In cielo si vedevano nuvole di barriletes colorati, nelle giornate ventose, nel cielo di Buenos Aires.
    Facevamo la guerra, vincevo spessissimo.
    Alla coda attaccavamo un pezzo corto di canna e fissavamo lì una lametta: l'abilità stava nell'avvicinarsi al barrilete nemico e reciderne lo spago prima di essere colpiti.
    E quando il barrilete cadeva colpito, tutti a correre per recuperarlo.
    E le volte, le infinite volte che il filo si imbrogliava... Nonno...... !
    Vittorio sfaceva i nodi, piano piano "Ma porco cane..." e lo spago tornava bello teso, come nuovo.

    Foto: http://www.gabriellopezsantiso.com.ar/galeria/3-barrilete.jpg
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