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  • In Brasile viaggi molto.
    Mentre macini chilometri di asfalto vedi le nuvole correre veloce, pazzescamente veloce; vedi cieli con colori che ti fanno piangere, viola, rossi, blu, gialli, arancioni, bianchi.
    Il potere creativo esiste se ci sono limiti, che stimolino la tua testa. Ma penso che la base di partenza, la vera materia prima, sia l'emozione. Un'ispirazione che non si ragiona, ma si vive, spesso venendo travolti dai grandi spazi, dai viaggi nelle infinite campagne brasiliane, dalle nuvole, dagli oceani. Tutto questo semina idee dentro di te, piccoli germogli a cui ogni tanto pensi, o di cui forse non ti accorgi neanche: è solo bellezza che ti entra dentro, inconsapevolmente. Il Brasile ha il potere di sconvolgerti, per le dimensioni, per i colori, per la violenza dell'impatto – qualsiasi impatto, che sia con l'oceano o con la metropolitana alle 6 di sera.

    Gli italiani sono ovunque, spesso nascosti nel DNA dei brasiliani di oggi. Questo è un popolo che ti accoglie, senza troppe domande.
    Spesso mi mancano i miei nonni. Quelli che mi aspettano a casa, e quelli che non ho mai conosciuto. Vivendo qui, ti scontri continuamente con le generazioni italiane passate, e spesso le persone ti raccontano delle loro storie, e di un'Italia conosciuta solo indirettamente, tramandata dalle storie dei genitori, ma mai vissuta realmente nella fisicità urbana.
    In questi momenti capisci come le persone si adattino, quasi a tutto: posti, città, ritmi. E come cambino, diventando in due generazioni addirittura un altro popolo.

    Sono stata a Rio de Janeiro: il Brasile che uno s'immagina.
    Mare, sole, ragazzi che escono dalla metropolitana con surf sotto braccia e costume già addosso. Oceano negli occhi, e il Cristo visibile da qualsiasi punto della città.
    Rio è bellissima. Con orgoglio carioca si dice sia la città più bella del mondo. Certo Roma è imbattibile, ma Rio ha le sue armi.
    Qui percepisci un pericolo diverso, più forte. Giri con lo stretto necessario, spesso con il soldi nascosti nei vestiti. E ti senti gli occhi addosso, occhi indagatori che ti guardano dentro. Alcune favelas sono pacificadas: piano piano, nascono ostelli, ristoranti, luoghi di ritrovo sociale per gli abitanti della città.
    Rio è luce, ma quella luce bianca così violenta da impedirti di aprire gli occhi.
    Il culto del corpo è al massimo della sua espressione: attrezzi e pesi imbullonati direttamente ai margini della spiaggia, persone che si allenano fino a notte fonda, quando tu torni dai locali.
    Rio è ricca da far male. E povera da non credere. Gli opposti convivono fisicamente, e da un appartamento sull'oceano vedi di notte le favelas illuminate: una gara difficile da vincere.
    I murales ricoprono la città, e come tatuaggi urbani ti ricordano che i colori sono vita. In Brasile, forse come in Africa, i tuoi occhi cambiano. Il blu è davvero blu, tutti i colori hanno una brillantezza mai vista. Il rosso dei graffiti, il giallo del becco del tucano, il verde dei parchi: colori che vediamo solo nei quadri dei musei, che ci sembrano di un altro mondo, a noi poverelli abituati all'onnipresente grigio tecnologico.

    E poi torni a São Paulo. São Paulo non è il Brasile che uno s'immagina. È tutto il resto.
    Forse proprio per questo più interessante. A São Paulo devi cercarti i tuoi spazi, devi costruirti una cerchia fisica e relazionale su cui sai di poter contare. Sennò ti senti perso. Perché le persone vivono bene se si sentono amate.
    L'unica regola: consuma la città, prima che lei consumi te. Entra in quegli spazi chiusi, in quelle piccole fortezze invalicabili, oscurate dai vetri neri delle guardie. Per guardare questa città pazzesca dall'alto, provare a vederne la fine, e perdere la vertigine del primo impatto.
    São Paulo mi piace. E' una città da cercare, con cui combattere un po', per disegnarci sopra qualcosa di tuo. Non è scontata, non è banalmente bella. È un po' difficile, un po' eccitante.

    La città è fatta delle tue amicizie.
    Vivi i momenti, cercali, creali. Parla, ridi. Piangi – se devi. Ma continua a vivere in questa rete di amici, che incrociano le mani attraverso oceani.
    Le città passano dentro alle persone, e si riversano in pensieri, drammi, piccole felicità che ci disegniamo uno sull'altro, passando sensazioni come foto su una chiavetta USB.
    Viaggia, per trovare persone che ti entrino nell'anima. Persone che hanno il cuore che corre alla stessa velocità del tuo. È incredibile come tu possa trovare anime gemelle per il mondo. In Brasile, in Olanda, in Colombia. Altri cieli, altre storie, altro DNA; ma esiste qualcosa di forte che ti lega. E ridendo di un barattolo Illy in una cucina dall'altra parte del mondo, ti senti subito fratello.

    La città non è fondamentale, ma aiuta: t'ispira, ti strappa, talvolta ti picchia, t'ammorbidisce e ti seduce. Ma soprattutto, ti fa muovere il cervello, e il cuore.
    Che in fondo, è quello che ciascuno di noi cerca.



    L.
    3 Aprile 2012
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