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  • Ho saputo che eri morta una mattina d’inverno.
    E io ti credevo immortale con il tuo secolo appiccicato addosso.
    Il mondo continuava senza di te.
    Nell’ultimo periodo faticavi a vivere. Chiedevi, sottovoce, di raggiungere le persone che avevi amato.
    E io auspicavo la tua morte.
    Chiedevo a tua figlia e ai tuoi nipoti di lasciarti andare.
    Eri completamente consumata: il tuo corpo, la tua mente, il tuo cuore erano di carta velina.
    Sentivi l’attaccamento alla vita come un tarlo.
    Provavo dolore a vederti così.
    E finalmente hai preso congedo da noi.
    Con te mi rimane il ricordo della bella vecchiaia. Hai saputo invecchiare. Ho scoperto con te che non sempre la gioventù è un valore: sono i valori che transitano attraverso la vita.
    Mi manchi. Tanto. Mi manca soprattutto il tuo sguardo di conforto.
    Ho voluto rivederti un’ultima volta. Eri fredda. Ma altera e bella come un tempo con il vestito elegante e il profilo di cera.
    Ti ho accompagnata al cimitero. Ho comprato rose bianche, le tue preferite. Le ho sistemate nel vaso.
    Poi non ci sono più tornata.
    Dove sei?

    In memory of Luigia Della Mora Calligaris 1913-2011
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