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  • Effe nel senso di F., e di un cognome che sa di campagna.
    Effe è l'unico vero rimpianto della mia vita, in fatto di amori.
    Avevo 17 anni, e già ero incamminata verso una carriera di "perdente in amore" risoltasi - si fa per dire - solo alcuni anni dopo.
    Effe era bello ma non eccessivamente, era un ragazzo, niente di più nè di meno: del resto che qualità deve mai avere un uomo a quell'età, porca miseria!
    Eravamo andate, io e mia sorella, in campagna per il matrimonio di nostra cugina Sara che si celebrava a Ginepreto il 10 maggio 1970.
    La sera prima del matrimonio avevo conosciuto Effe, cugino primo di Sara, figlio della zia di lei morta molto giovane per un tumore.
    Quella sera avevo assistito ad un magnifico tramonto aranciato, il più bello della mia vita.
    Dopo cena, alle ACLI, guardavamo tutti insieme la televisione e cantavamo una canzone fresca dell'ultimo Sanremo "La prima cosa bella".
    Effe ed io ci conoscevamo da qualche ora, ma era evidente che molto presto ci saremmo conosciuti meglio.
    Il giorno dopo, domenica, il matrimonio e poi il pranzo in un ristorante di Castelnovo ne' Monti.
    E il pomeriggio via, in macchina: io, mia sorella, Effe e Di.
    Poteva, era (in nuce) l'inizio di una passione che in altri tempi avrebbe portato a molto di più.
    Il giorno dopo i saluti allacciati, poi lettere, poi più niente.
    Ma il 2 giugno 1975 si sposa Loredana, sorella di Sara.
    Io, sempre più consolidata sulla via della "perdente in amore", vado con in testa due cose: l'amore ferito per un uomo che mi dava solo sofferenza e la speranza/certezza di ritrovare Effe.
    E così è stato.
    Durante il pranzo in un ristorante di Cervarezza già faticavamo a stare vicini seduti e composti, ci scontravamo perché non c'erano spazi che potessero opporsi.
    Ricordo il primo bacio di quel pomeriggio, scoppiato nel bel mezzo di una conversazione, come se arrivasse da un altra sfera della nostra coscienza, drammaticamente separata da quella mentale.
    Di lì a poco i divanetti della discoteca hanno dovuto soccombere alle scintille (contenute) di un evidente caso di brindisi di feromoni.
    E ballavamo, guardandoci forte, "Tornerai, tornerò" degli Homo Sapiens.
    Il giorno dopo, di nuovo i saluti.
    E niente sesso neanche stavolta: i cicli lunari si erano intromessi, precludendoci un'esperienza che - con tutta probabilità - avrebbe potuto rivelarsi dirimente.
    Poi la storia reciproca: il mio amore triste, il suo che si trascinava da anni.
    Forse è meglio se lasciamo stare...
    E poi... non c'era la teleselezione, nè Internet, e spostarsi allora non era così semplice.
    Così ci siamo persi.
    Un giorno di una ventina di anni fa gli ho telefonato: ricordava benissimo, condivideva il ricordo ed il rimpianto, si indovinava una persona matura e responsabile.
    Siamo persone perbene, mica gente da relazioni.
    E così Effe è stato nuovamente assorbito nella nebbia della sua provincia, tra Varese e un po' più in là, ed entra ogni tanto nei miei sogni.
    Chissà se io, senza saperlo, entro nei suoi.
    E chi vuole, può riascoltare - pensandoci - "La prima cosa bella"
    http://www.youtube.com/watch?v=j4LhMa7WgMQ
    oppure "Tornerai, tornerò"
    http://www.youtube.com/watch?v=8fDzUmYMtQ8
    Grazie.
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