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  • Questa mattina ho passato qualche ora nell'ingresso di una "Casa di ospitalità, preghiera ed esercizi spirituali".

    In una delle sale riunioni si stava svolgendo un'assemblea, un evento a cui non ho partecipato ma al quale ho accompagnato la dolce metà.

    Consapevole che, nell'attesa della conclusione e del pranzo che sarebbe seguito, non avrei avuto assolutamente nulla da fare, avevo preso le dovute precauzioni e mi ero munito del mio Borsello Tecnologico. Con il Netbook e lo Smartphone al mio servizio, mi sono conquistato un angoletto tranquillo, più che determinato a concludere quel passaggio del terzo capitolo che da ormai tre giorni mi ha fatto arenare sulle sue sponde.

    Nella prima ora il lavoro è stato rapido ed indolore, le descrizioni erano chiare senza essere noiose, i dialoghi scorrevoli e comprensibili, persino la punteggiatura pareva essermi amica. Poi un gruppo proveniente dall'assemblea si è trasferito nella sala dell'ingresso e, disturbato dal venticello fresco che arrivava dalla porta, ha deciso di chiudere la porta, fino allora bloccata aperta.

    Un gesto apparentemente innocente, che è rapidamente divenuto una spassosissima fonte di distrazione e ha conseguentemente rallentato il mio scrivere.

    La porta in questione (che potete ammirare grazie alla magnifica foto messa a disposizione da Mr. Smartphone) è dotata di tre caratteristiche peculiari:

    1. La targhetta "SPINGERE" posta all'altezza della maniglia.
    2. Una targetta rossa con la dicitura "APRIPORTA" che si trova all'altezza dello sguardo di un individuo di media altezza.
    3. Un curioso pulsante rosso, appena sotto la targhetta di cui sopra.

    Nell'ora e mezza successiva la mia attenzione si è divisa tra la scrittura e l'osservazione a volte perplessa, a volte divertita, a volte sconcertata delle innumerevoli tecniche adottate dai passanti al momento di dover affrontare la porta.

    I più non davano alcuna considerazione ad alcuno dei tre dettagli sovradescritti, con il risultato di spiaccicarsi come mosche contro il il vetro; la loro successiva reazione era in genere afferrare il maniglione e scuotere con forza (immagino per abbattere il nemico che aveva osato aggredirli così vilmente).

    Una minoranza adocchiava il cartello "spingere" e si faceva precedere da una mano appoggiandola sulla maniglia, il gesto veniva ovviamente compiuto senza nemmeno rallentare il passo. Una spinta vigorosa e ... il braccio si piegava sotto la spinta del corpo portandoli a cozzare contro il vetro in modo non molto diverso dai precedenti.

    Ricordo in particolare alcuni casi che mi sono costati diversi minuti di distrazione, tra il tempo speso ad osservarli e la successiva necessità di incanalare ogni mia energia nel tentativo di non ridere.

    *** *** *** Il Rinunciatario *** *** ***

    Arriva alla porta senza considerare alcun genere di targhetta e la trova inamovibile, si guarda quindi intorno con aria perplessa e sorride nel momento in cui localizza la targhetta "spingere".
    Punta una mano e spinge ... nessun effetto.
    Afferra la maniglia con entrambe le mani e spinge ... nessun effetto.
    Sospira, si guarda intorno con aria imbarazzata e si stringe nelle spalle.
    "Mi sono sbagliato" con il tono di chi si senta in colpa e voglia chiedere scusa.
    Si gira e torna verso l'interno, rimuginando sul modo migliore per dire alla moglie che non potrà rientrare a casa, che sarà costretto a rimanere nella Casa di Ospitalità a tempo indeterminato, perchè una porta ha stabilito il suo fato e non gli permette più di uscire.

    *** *** *** L'analista *** *** ***

    Arriva con la baldanza di un garibaldino in carica, allunga la mano, spinge con decisione ... e per un pelo non ci rimette il sorriso contro la vetrata. Abbassa lo sguardo e nota la targhetta "spingere", volge il capo verso l'amico che lo seguiva.
    "Ah già, spingere" il suo tono è quello di chi voglia rendere partecipe il prossimo delle proprie scoperte. L'amico pare avere un dubbio, ma non è abbastanza veloce da far notare che, in realtà, lui ha già spinto.
    L'analista agisce rapidamente, mantiene la presa sulla maniglia e spinge con forza ... sfiorando nuovamente l'impatto con la vetrata.
    A questo punto la sua necessità di razionalizzare viene messa a dura prova, osserva con odio la targhetta ingannevole e quasi scoppia in lacrime quando scopre l'arcano.
    "Sarà per quelli che entrano" dichiara tirando con forza la porta mentre l'amico lo osserva, domandandosi se sia il caso di farsi nuovamente vedere in giro con un simile fenomeno.
    Prima che l'analista cerchi di uscire ragionando per assurdo ed assumento che la porta sia già aperta, l'amico muove la mano in un gesto vezzoso, pigia il bottoncino rosso della felicità, e con una delicata spintarella dischiude la porta.
    "Quindi lo sapevi?" E' l'ultimo commento dell'analista, mentre sta varcando la soglia maledetta.

    *** *** *** La Bella e la Bestia *** *** ***

    La bella, un'arzilla vecchietta energica quanto miope, si accosta alla porta e fa un primo tentativo di aprirla. Esperta in faccende simili, alterna dei piccoli strattoni a delle spintarelle svogliate, senza mai metterci troppa energia.
    Sconfitta, si rivolge alla Bestia (giovanottone che, per l'età, poteva essere il nipote).
    "Troppo dura per me" e si fa da parte.
    La Bestia, che tutto può sopportare tranne le mancanze di rispetto nei confronti della Bella, si fa avanti con un cipiglio che avrebbe messo in fuga Napoleone e assesta una spinta che avrebbe scardinato qualsiasi porta meno solida. Prova a tirare con il medesimo impeto (ed il medesimo risultato). Mentre scorre rapidamente il contenuto delle tasche nella speranza di trovarvi un martello, viene interrotto dalla Bella.
    "Aspetta, cosa c'è scritto li?"
    La Bestia osserva la targhetta indicatagli. "Apriporta" risponde.
    "Premilo"
    La Bestia preme ... la targhetta, e prova nuovamente a spingere e tirare.
    Il finale di questa sfida epica è stato rovinato da un tizio seduto al tavolo sul lato opposto dell'ingresso che come me stava osservando, e non è riuscito a fare a meno di dare indicazioni al dinamico duo.
    Guastafeste!

    *** *** *** Il Tecnico e Mr. Magoo *** *** ***

    Mr. Magoo, un omino con il visto tondo e l'espressione simpatica, si ferma davanti alla porta con la moglie, prova a tirare, prova a spingere ma non succede nulla. Benchè la targhetta rossa dell'apriporta sia esattamente all'altezza dei suoi occhi, non le bada minimamente e sospira.
    Alle spalle della coppia arriva il Tecnico, con relativa consorte, entrambi sono una spanna più alti dell'altra coppia e li sovrastano.
    "C'è il pulsante per aprire" dichiara il Tecnico con sicurezza.
    "Dove?" Chiede guardandosi intorno.
    "Li, difronte a lei." Il tono è benevolo, quasi paterno.
    "Dove?" Ripete con una nota di imbarazzo.
    "Li, quello rosso." Ora la benevolenza si affievolisce.
    "Ma dove?" L'imbarazzo ha lasciato spazio ad un principio di panico.
    "Guardi, proprio davanti a lei, quello rosso" Distente il braccio ed indica il pulsante. Si avvicina, lo sfiora quasi ma si guarda bene dal premerlo.
    Mr. Magoo, convinto che l'altro abbia premuto il pulsante, spinge nuovamente la porta, la tira e sospira nuovamente.
    "Non funziona" Arrendevole, ha già visto la tenda che il Rinunciatario sta allestendosi nella sala conferenze, ed in fondo l'idea di un po' di campeggio non gli dispiace.
    "Guardi, deve prima premere il pulsante" La benevolenza è terminata, ora comincia a spazientirsi.
    "Quale pulsante?" Sempre convinto che il fatidico pulsante rosso sia già stato premuto, Mr. Magoo inizia a pensare che il Tecnico lo dileggi dandogli le informazioni con il contagocce. Giunge in suo aiuto la moglie. "Caro, lascia fare al signore che è pratico"
    Laureato in pulsantologia applicata, con una specializzazione sulle targhette cromatiche?
    Mr. Magoo si fa da parte, il Tecnico prende il suo posto e preme il pulsante. Per qualche ragione, invece che premerlo per bene al centro, lo fa su un angoletto con il risultato che il meccanismo non scatta e la porta resta chiusa.
    La laurea deve averla ottenuta alla Radio Elettra.
    Dalle retrovie, ignaro della tragedia che sta consumandosi, arriva il nipotino di Mr. Magoo che dribla i nonni, supera con una finta il Tecnico ... preme il pulsante e corre fuori.
    Ragazzino sciagurato che fa parere il tutto la cosa più naturale del mondo.

    *** *** *** Il Falso Profeta *** *** ***

    Un gruppetto arriva alla porta e dopo la solita trafila del tira&spingi, cerca in uno sforzo comune di risolvere l'arcano e superare la porta.
    Alle loro spalle sia avvicina una coppia, lui osserva gli sforzi dei maschi del branco e con un sorrisetto divertito si accosta allungando un braccio per premere il pulsante.
    Lo scatto elettrico del chiavistello fa si che ogni sguardo sia per lui. Con un'espressione che mescola insieme divina benevolenza e malcelata superiorità, sorride al popolo nemmeno fosse Mosè che ha appena aperto le acque.
    Raccoglie una manciata di ringraziamenti, ammirati quelli delle donne che stanno valutando l'ipotesi di mollare i loro mariti per cercare di concupire quell'individuo brillante e fascinoso, leggermente più forzati da parte dei maschi che sospettano l'inghippo.
    Io osservo il tizio seduto sul lato opposto dell'ingresso, (Il Guastafeste, ricordate?) ci scambiamo uno sguardo ed un sorriso: noi sappiamo!
    Nessuno dei due parla, ma entrambi lo pensiemo: "... aBBello, non fare troppo lo splendido, che al primo tentativo ti son venute tre nuove rughe d'espressione prima di capire come fare per uscire! ..."

    La morale di tutto questo?

    Che ogni mattina la porta si sveglia, consapevole che dovrà ingegnarsi per resistere alle aggressioni dei passanti.

    Che ogni mattina il passante si sveglia, consapevole che dovrà ingegnarsi per superare in astuzia le porte.

    Ma soprattutto: non importa che tu sia porta o passante, ci sarà sempre un furbacchione che ti osserva, pronto ad immortalare le tue vicende con immagini e parole. Quindi ... stà in campana!

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