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  • La donna in nero uscì nella nebbia fittissima e buia. La torcia che reggeva nella mano destra mandava una timida luce, nonostante le fiamme, e non riusciva a rischiararle il cammino nell’oscurità. Si muoveva cauta sull’erba ghiacciata dalla brina, spezzando appena i fili gelati e i rami secchi del sottobosco. Con la testa leggermente inclinata verso la torcia, scrutava lontano, in cerca di quello che presto avrebbe avuto di fronte. Brividi di paura le solleticavano la schiena lungo la spina dorsale, tanto da far scivolare sulle braccia lo spesso scialle di calda lana nera che portava per proteggersi dal freddo della notte. Il bosco era silenzioso, nero, mosso soltanto dagli alberi che si stagliavano storti e bassi dal terreno duro, formando una sorta di labirinto composto da braccia nodose, pronte a catturare con la loro stretta improvvisa chi non ne conoscesse i meandri insoliti. Un’alito improvviso di vento freddo rischiò di spegnere la torcia. A quel punto i suoi occhi acuti iniziavano a vedere bene nel buio, nonostante la nebbia, e a mettere a fuoco i contorni del paesaggio circostante. Qualcosa si mosse. Fu un guizzo improvviso, simile a quello di uno scoiattolo che salta tra i rami. Ma in quella parte del bosco non c’erano scoiattoli. Lo sapeva perché aveva assistito al loro esodo silenzioso nelle ultime settimane, assieme a molti altri piccoli animali. Solo gli insetti e i ragni avevano il coraggio di restare in quell’angolo di foresta. Ma quello che aveva visto non poteva essere uno scoiattolo né un’uccello, era qualcosa di più grosso, più silenzioso, strisciava spostando grosse masse d’aria fredda come se muovesse il vento, e come il vento spazzava la terra senza toccarla davvero. Apparentemente era qualcosa di trasparente, eppure ciò che le appariva di fronte era una grossa e indistinta massa nera. Poi capì. Capì cosa l’aveva portata fin lì e perché aveva dovuto restare, contro ogni logica di sopravvivenza. Capì che tutto ciò che aveva pensato nelle ultime settimane non era stato prodotto davvero dal suo cervello, ma da qualcosa di esterno alla sua mente e che tutto le era stato come impiantato in testa. Non si riconosceva più. Sconvolta da questo attimo di epifania, dovette appoggiarsi all’albero storto che aveva di fianco, reggendosi con la mano sinistra per non cadere. La testa le girava come prima di uno svenimento, provava caldo e freddo insieme, si sentiva debole e con la mente annebbiata, le ginocchia tremavano per lo sforzo di reggerla sulle gambe. Sudore freddo le si sciolse lungo il collo, dall’attaccatura dei capelli scendendo fino alle scapole, spingendo quella piccola goccia di paura a corroderle la schiena come acido, facendola rabbrividire fino a tremare. All’improvviso la cosa nera si mosse, piegandosi su un lato come si accartocciasse, per poi schizzare letteralmente a destra. La donna in nero aprì gli occhi, spalancandoli e sgranandoli come a farli uscire dalle orbite, si raddrizzò irriggidendosi a fissare la massa nera, che incombente le veniva incontro.
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