Forgot your password?

We just sent you an email, containing instructions for how to reset your password.

Sign in

  • Ottant'anni circa e vestito di un elegante pigiama a righe, intento a gironzolare tra i cassonetti dell'immondizia. Una visione insolita, specie se teniamo conto che sono le due di notte e siamo nel fatiscente quartiere Libertà, dove a quell'ora non si muove una foglia. Io e il mio amico siamo occupati ad ammazzare la notte con le nostre chiacchiere in questa Bari dei primi anni novanta, e dopo un paio di occhiate curiose torniamo tranquillamente ai nostri discorsi.

    La nostra attenzione torna sull' uomo a righe qualche minuto dopo, con l'apparizione delle Vecchie. Un nugolo di donne coperte da scialli di lana e comparse dal nulla si stringe infatti intorno a lui cercando di convincerlo rudemente a rientrare a casa, ottenendo in risposta lamenti indecifrabili, nonchè rabbiosi quanto rapidi scatti di mandibole che impediscono al cerchio di farsi troppo audace.

    Una delle Vecchie ci si avvicina, chiedendo il nostro aiuto per riportare all'ovile il ribelle. Proviamo inizialmente con le buone, stando bene attenti a evitare quelle zanne imprevedibili, ma ci risolviamo a sollevarlo di peso, uno da un braccio e uno dall'altro, guidati dalle donne che facendoci strada aprono una porticina quasi invisibile nel buio notturno.

    Ci troviamo così in un antro angusto, dove delle lucine fioche rivelano pareti interamente tappezzate da santini e immagini sacre. Le volte basse e le pareti antiche e spesse aumentano l'effetto claustrofobico e procediamo all'interno con leggero timore. Veniamo guidati fino ad un vecchio lettone, dove ci fanno cenno di adagiare Gaetano (questo il nome dell'uomo), mentre esperte mani femminili provvedono a immobilizzarlo seppellendolo sotto strati di coperte pesanti.

    Uno o due giorni dopo torno a fare visita al mio amico, quando rivedo la viuzza ricoperta da manifesti funebri affissi in memoria di Gaetano. Comprendo troppo tardi il significato di quel moto selvaggio di libertà, di quella volontà rabbiosa di respirare una boccata di vita lontano dalle volte basse di un cupo tabernacolo. Mi sono sentito complice involontario di quell'ultima notte di reclusione, e ogni tanto ancora invoco il perdono di Gaetano.
    • Share

    Connected stories:

About

Collections let you gather your favorite stories into shareable groups.

To collect stories, please become a Citizen.

    Copy and paste this embed code into your web page:

    px wide
    px tall
    Send this story to a friend:
    Would you like to send another?

      To retell stories, please .

        Sprouting stories lets you respond with a story of your own — like telling stories ’round a campfire.

        To sprout stories, please .

            Better browser, please.

            To view Cowbird, please use the latest version of Chrome, Safari, Firefox, Opera, or Internet Explorer.