Forgot your password?

We just sent you an email, containing instructions for how to reset your password.

Sign in

  • Il caldo è opprimente, il tremolio dell’aria rende tutto un miraggio, tra il giallo indistinto del grano non ancora raccolto e l’azzurro del cielo un po’ sbiadito dall’afa e dalla calura, il sole è un disco giallo incandescente che inchioda e inebetisce.
    Sono steso col dannato elmetto calato sulla testa e il sudore che gronda dalle sopracciglia negli occhi bruciando e annebbiando la visione, il tenente Buozio è dietro di me con la pistola in pugno e i baffetti grondanti di sudore, inchiodati per terra come Cristo in croce mentre dalla casetta sulla collina crepita il rosario metallico di una mod. 07/12 Schwarzlose austriaca.
    Il grande stratega Gen. Cadorna teorizzava due tipi di attacco, l’attacco brillante e quello lento:
    “Per un attacco brillante si calcola quanti uomini la mitragliatrice può abbattere e si lancia all’attacco un numero di uomini superiore: qualcuno giungerà alla mitragliatrice […].Per attacco lento si procede verso la mitragliatrice mediante camminamenti coperti, in modo da subire meno perdite finché, giunti vicino, si assalta”,
    quel giorno gli alti comandi avevano optato per un attacco brillante.
    - Mangiapatane ! Kivemmuort !!!!
    Il fante Pasquale Russo gridava dalla buca in cui aveva trovato rifugio mentre tutti cercavano di immergerci nella terra, piano, di affondare nel terreno quasi a cercare da vivi quell’abbraccio con la madre terra che, da morti, ormai, non ci avrebbe più potuto salvare.
    - Giù toséti! Non vi movete ! Spettému !-
    Il sergente Marin ringhiava all’indirizzo di noi altri “toseti” ossia ragazzini, come chiamava noi rimpiazzi appena arrivati dal corso d’istruzione e già buttati nel mortaio della guerra.
    Rocco era al mio fianco, nero come un tizzone d’inferno con quegli occhi verdi come i boschi nella nostra terra; al mio fianco dalla partenza su quella tradotta puzzolente alla stazione di Potenza. Quando tempo era passato? Un mese? Un anno? Un secolo? Già una vita intera, perché tale è la misura di ogni giorno passato in trincea tra pezzi di carne dei tuoi compagni, topi, puzza, feriti e marciume, cercando di rimanere vivo pur disperando di riuscirci.
    - Cià Mà, gne veremm’ preste! Me raccumanne la capra !!! Ciao Mà, salutame a Cumpà Franco e a Mariuccia!-
    L’ultimo commiato di Rocco alla madre.
    Mio Padre mi guardava con l’occhio da annegato e i baffi tremuli su un pianto incipiente, stringeva il braccio di mia Madre in uno spasmo, e Lei singhiozzante, mentre mi abbracciava, inondava i mio collo di lacrime, muco e saliva.
    Un fischio prolungato dalle nostra spalle, gli “strateghi” avevano lanciato un altro attacco brillante, il tenente Buozio fece l’atto di alzarsi e di portarsi alle labbra il fischietto per lanciarci all’attacco, dietro di lui il rumore metallico di un cane che si arma e il sibilo ringhioso del sergente:
    - Sior tenente, se fa un fiato o se move la copo, quant’è vero che mi ciami Bartolo! Fermo e Tase!
    Li sentimmo gridare alle nostre spalle avvertendo con sollievo l’alzarsi della traiettoria del tiro di mitraglia, quel fischio ripetuto alzarsi sulle nostre teste verso di loro che cadevano, come fieno falciato, cadevano come birilli, come le bottiglie con cui facevamo il tirassegno sul muraglione con le nostre fionde, cadevano e non si stendevano a terra, gli stupidi idioti mentre il loro sergente, un invasato piemontese, continuava a gridargli nelle orecchie
    - Avanti bastardi! Avanti Savoia, Avanti all’attacco!
    Ci passò a fianco gridando il porco bastardo che, con la fortuna dei malvagi, non veniva colto da quella mitraglia che straziava i suoi fanti, la morte lo schivava grata della messe di giovani vite che gli portava in dote.
    Ad un tratto si accorse di noi, vivi, stesi tra il grano:
    - Alzatevi bastardi! Avanti, imboscati vigliacchi, figli di cagna, bastardi africani, alzatevi ! Avanti! Ava……!
    Il rumore del Carcano mod.91 era caratteristico e risuonò, in un’unica nota metallica un attimo prima che al sergente piemontese saltasse via un lato della testa, al mio fianco la canna del fucile di Rocco fumava soddisfatta come un amante dopo una lunga notte di piaceri.
    - A terra tutti, fermi e spetate!
    Marin li mise tutti a terra, quei pochi rimasti della seconda ondata, a scavarsi come noi la fossa prima del tempo, sperando di cavarsela.
    La dannata 07/12 austriaca non smetteva di ringhiare il suo tang tang tang e pareva non dovesse mai finire, se non dopo averci baciato tutti ma, ad un tratto, quel tang tang tang fu interrotto da un crac metallico, fragoroso.
    Una fiera affamata, un orso feroce, il diavolo in persona avrebbe fatto meno paura del sergente in piedi, con la mazza ferrata tra le mani che cominciò a correre verso la postazione di mitragliatrice gridando
    - L’ è incepataaaaaa! L’è incepataaaaaaaa, copaliiiii, copali tuti a sti cruchi !!!!!!
    Saltammo in piedi con sul viso un sorriso ferino guardando gli occhi di terrore dei mitraglieri austriaci che, davanti alla morte che avanzava assetata di sangue, del loro sangue, armeggiavano febbrili sulla mitragliatrice inceppata.
    Il primo colpo portò via di netto la mascella inferiore al primo servente trasformando il suo viso in un buco rosso gorgogliante che fu subito a terra colpito da una scarica di fucile, il mitragliere strisciò in fondo verso la trincea alzando le mani e gridando “Ich gebe auf, schade! Ich gebe auf, schade”, ma quando hai visto morire straziati centinaia di commilitoni e hai tra le mani chi premeva il grilletto non poi avere “schade”, la pietà era morta insieme alle decine di figli di mamma mandati in avanti per un “attacco brillante”.
    Sceeeeech ! Sceeeeech! Sceeeech! Sceeeeech ! Sceeeeech! Sceeeech! Sceeeeech ! Sceeeeech!
    E’ questo il rumore della baionetta che entra in un corpo e nel mitragliere entrarono centinaia di baionette. Lo lasciammo macellato nella sua trincea, figlio di mamma anche lui, massacrato al posto degli strateghi dell’assalto brillante e che non potevamo avere tra le mani.
    Mi rimane davanti il viso di Rocco, sorridente di essere vivo, con la divisa chiazzata del sangue del mitragliere,
    - Dio com'era rosso quel sangue di mitragliere -
    Trovammo delle uova della baracca del nemico e del pane nero, e ancora il viso di Rocco che addenta il suo pane con la frittata, i suoi occhi verdi un po’ spenti e i suoi denti bianchissimi, la sua fame perenne supremo spasmo vitale.
    Ecco che appare piano da dietro il monte ad illuminare piano la valle, la torre lo aspetta da millenni, seduto guardo la mia nazionale sfumare piano tra le mie vecchie dita ingiallite, le vene bluastre della mia mano invecchiata ricordano il colorito dei morti della trincea.
    Ecco che resta, dopo anni, nella memoria, il verde degli occhi di un vecchio compagno, un bianco di neve e il rosso del sangue di un mitragliere.

    ISONZO, LUGLIO 1915 - By G. D'Ecclesiis - Immagini di Giulio Laurenzi
    • Share

    Connected stories:

About

Collections let you gather your favorite stories into shareable groups.

To collect stories, please become a Citizen.

    Copy and paste this embed code into your web page:

    px wide
    px tall
    Send this story to a friend:
    Would you like to send another?

      To retell stories, please .

        Sprouting stories lets you respond with a story of your own — like telling stories ’round a campfire.

        To sprout stories, please .

            Better browser, please.

            To view Cowbird, please use the latest version of Chrome, Safari, Firefox, Opera, or Internet Explorer.